A cura di Max Ferrero

 

Se le porte della percezione venissero sgombrate, tutto apparirebbe all’uomo come in effetti è, infinito.

William Blake

Esiste una realtà che si conosce e una che rimane avvolta nel mistero, il regno dell’ignoto si sovrappone a quello del mondo conosciuto e a metà ci siamo noi

Jim Morrison

 

Il mondo è plasmato dai nostri sensi. Abbiamo la brutta abitudine di pensare che esista solo ciò che siamo in grado d’individuare, vedere o sentire. La realtà è molto più ampia di quanto i nostri “ricettori” ci permettono d’individuare: ci sono suoni al di fuori del nostro udito; ci sono luci al di fuori della nostra percezione visiva.

La vista a cui affidiamo il 70% della nostra percezione del reale, è ingannatrice, o meglio, parziale e incompleta. La luce non è altro che un agglomerato di particelle energetiche che “vibrano” a frequenze diverse. Quelle che riusciamo a percepire hanno una lunghezza d’onda compresa tra i 400 e i 700 nm (nanometri o milionesimi di millimetro), in questo piccolissimo spazio ritroviamo l’arcobaleno dei colori. Appena prima (10 – 400 nm) esistono le frequenze ultraviolette molto amate dai cultori dell’abbronzatura, appena oltre (700 nm – 1 mm) troviamo le frequenze dell’infrarosso, fonte ispiratrice dei prossimi articoli.

vedere-2

 

La radiazione dell’infrarosso viene emessa da soggetti caldi che non hanno ancora raggiunto il grado d’incandescenza capace d’emettere onde elettromagnetiche visibili. Possiamo quindi affermare che l’infrarosso è la frequenza ottimale per la visione notturna di esseri animati e quindi caldi. I sensori infrarossi convertono le radiazioni in arrivo in un’immagine in bianco e nero, dove il bianco rappresenta la maggiore emissione di onde infrarosse. Poiché a zone più calde corrispondono maggiori emissioni d’infrarosso, tale frequenza elettromagnetica, con opportune pellicole sensibili, è ottimale per la termografia. L’applicazione delle frequenze all’infrarosso è molteplice: oltre alla visione notturna e alla ricerca termica dei missili, gli infrarossi sono utilizzati per una moltitudine di telecomandi che hanno la proprietà di non interagire con le onde radio e televisive. Alcuni dei dati che corrono attraverso le fibre ottiche che ci collegano alla rete internet viaggiano su frequenze dell’infrarosso. Molto utilizzato anche in campo meteorologico tale radiazione permette agli occhi dei satelliti di “perforare” la foschia e quindi vedere oltre le nuvole o le perturbazioni.

Nel campo fotografico le possibilità offerte dalle radiazioni all’infrarosso sono particolarmente interessanti. Fino a pochi anni fa, con non poca difficoltà, era possibile acquistare pellicole specifiche per l’infrarosso sia in bianco e nero sia a colori (normalmente diapositive). Si poneva massima attenzione a caricare e scaricare i rulli nella più completa oscurità (a scatti ultimati, durante delle riprese in esterni, non vi era alcuna fattibilità di sostituzione del rullo).

La bellezza della fotografia infrared era l’alterazione dei toni, plausibile in bianco e nero, del tutto irreale a colori (purtroppo non ho mai scattato con pellicole infrared a colori e quindi non sono in possesso d’immagini da presentare come esempio). I blu dei cieli venivano rappresentati con blu profondi quasi neri (idem nel bianco e nero) mentre tutto ciò che emanava radiazione infrarossa aveva rappresentazioni di toni che passavano dall’arancione intenso al rosso vivo (sempre bianco o grigi chiari nel b/n). Molto particolare e suggestivo è l’effetto che si verifica nelle piante.

Il processo della fotosintesi clorofilliana emette grandi quantità di radiazioni infrarosse capaci di trasformare il verde della natura in rosso acceso, oppure in tonalità di grigio molto più chiare di quanto il nostro occhio si aspetterebbe. La fotografia all’infrarosso è imprevedibile perché svela e descrive radiazioni e frequenze a noi sconosciute. Le foto che si ottengono possono essere considerate interessanti sia nell’aspetto ludico sia in quello sperimentale. Questa tecnica si può paragonare al dipingere con colori invisibili al momento dell’applicazione. Ciò che apparirà sarà sicuramente diverso da ciò che immaginavamo, sarà protendersi oltre i nostri sensi immediati, consisterà nell’aprire una nuova porta alle nostre percezioni visive.

Pellicola-infrared

 

L’infrarosso nell’era digitale

telecomando-1

Come possiamo catturare i raggi infrarossi nell’era delle digicamere? Come possiamo sfruttare la bellezza e l’imprevedibilità della radiazione IR (infrarosso) con i sensori delle nostre macchine digitali? Una cosa che pochi sanno, è che i sensori digitali sono sensibili (e non poco) alla radiazione infrarossa. Per migliorare la qualità del colore, i produttori di macchine fotografiche hanno cominciato a montare filtri IR Cut (di attenuazione della frequenza infrarossa) da relativamente pochi anni. Vecchie macchine reflex o compatte economiche potrebbero essere le migliori candidate per compiere esperimenti nel campo della luce invisibile.

 

telecomando-2

Fase 1 Per prima cosa dobbiamo fare un test impostiamo una sensibilità piuttosto alta, 800 – 1600 ISO saranno ottimali, puntiamo il nostro obiettivo contro il pannello frontale di un qualsiasi telecomando televisivo. Premiamo (o meglio facciamo premere) un pulsante al telecomando e contemporaneamente scattiamo una foto. Dobbiamo avere cura di effettuare la ripresa in un ambiente poco illuminato.

Se vedremo un puntino rosso sul led frontale del telecomando significherà che la nostra macchina è in grado di vedere la frequenza dell’infrarosso e quindi possiamo passare alle fasi successive.

 

Infrared-02Fase 2 Una volta appurato che la nostra attrezzatura è in grado di registrare l’IR, dobbiamo procurarci il filtro adatto per eliminare le bande di luce visibile e permettere solo a determinate frequenze di passare attraverso l’obiettivo. I filtri all’infrarosso si presentano come dei vetri scuri. Poggiati all’occhio fanno filtrare una fioca luce rossa solo nei punti più brillanti delle sorgenti luminose. Davanti all’obiettivo assorbono dai 10 ai 14 stop di luce (!!) obbligandoci a lunghe esposizioni che necessitano di cavalletto. I filtri da comprare possono essere di banda larga (bloccano la luce fino a 650-700 nm permettendo anche a una piccola porzione di luce visibile d’impressionare il sensore, dovrebbero essere i filtri migliori per riprese a colori), o di banda stretta (850 e oltre nm, sono i migliori per riprese in bianco e nero).

Fase 3 Reperiti i filtri necessari, dobbiamo cominciare a comprendere quale sia la luce giusta per effettuare riprese con il filtro IR inserito. L’assorbimento di vari stop ci obbligherà a ricercare giornate soleggiate e molto luminose con soggetti che contrastino su cielo azzurro. Nelle mie sessioni di lavoro, utilizzando una Canon 5D, le esposizioni variavano dai 25 ai 30 secondi con 100 ISO e diaframma 4,5 o 5,6. Immaginatevi sempre di “vedere la temperatura”. Ciò che è caldo diventerà chiaro, ciò che è freddo scuro. I cieli tenderanno a scurirsi, le persone e la vegetazione a schiarirsi fino a un’innaturale biancore.

Scatto-originale-con-5D-850nm

Lo scatto ottenuto direttamente sul sensore

 

La successiva conversione in bianco e nero

 

A questo punto siete pronti per effettuare i primi assaggi della luce invisibile. Ci permettiamo ancora alcuni piccoli consigli dettati dalle regole della fisica e da alcune sessioni di lavoro eseguite appositamente per la stesura di quest’articolo.

Consiglio 1     Le lunghe pose vi obbligheranno a tornare sui passi dei fotografi dell’800. Potrete fare riprese di paesaggi, natura in genere ma avrete grosse difficoltà a fotografare esseri viventi che, in 25-30” tenderanno a muoversi. Per aggirare il problema dovrete chiedere al modello l’immobilità assoluta per un tempo che sembrerà interminabile, oppure, apportare le modifiche descritte al punto 3. Sarà necessario armarsi anche di molta pazienza: le inquadrature e la messa a fuoco dovranno essere effettuate senza il filtro IR per montarlo poco prima dello scatto. Poi, ad ogni nuova inquadratura, bisogna ripetere la procedura.

Consiglio 2     Per ovviare al problema appena descritto evitate d’innalzare troppo la sensibilità. Le lunghe esposizioni tendono già di per se ad aumentare il rumore digitale. Se utilizzeremo sensibilità superiori ai 200/400 ISO avremo maggiori difficoltà nella successiva postproduzione.

Consiglio 3     Una soluzione ai problemi delle lunghe esposizioni potrebbe essere quella dell’utilizzo di vecchie digicamere senza filtro IR Cut capaci di offrire la possibilità di riprese a mano libera. Oppure di modificare una vecchia reflex in un punto specializzato. Rimuoveranno il filtro IR Cut e applicheranno un filtro IR della banda che preferiamo. In tal modo avremo esposizioni sensibilmente ridotte e potremo continuare a effettuare le nostre inquadrature senza montare/smontare continuamente il filtro IR dall’ottica. Ovviamente la macchina fotografica non potrà più essere usata per riprese normali.

Consiglio 4     Se ai primi scatti saremo già contenti di ottenere un’immagine visibile, nelle successive è logico volere fotografie d’impatto. Sfruttate l’effetto della fotosintesi clorofilliana su cieli azzurri. Ponete sempre qualche pianta o stelo d’erba all’interno della composizione. L’effetto vegetazione chiara sarà sempre accattivante.

Consiglio 5     Se non avete una macchina che vi permetta di fotografare a mano libera (modificata appositamente o compatta di vecchia generazione) scordatevi d’ottenere, in fase di ripresa, immagini a colori IR. Per questo tipo di risultato saremo obbligati a passare attraverso la postproduzione e Photoshop.

A riprese effettuate i nostri risultati dovranno essere elaborati e abbelliti tramite alcuni passaggi elementari con Photoshop che vedremo in un prossimo articolo.

Per reperire i filtri all’infrarosso io mi sono rifornito e informato presso il seguente rivenditore

https://www.blackdove-cameras.it/?s=infrarosso&post_type=product

balckdovecamera