A cura di Max Ferrero

 

Adesso che abbiamo spiegato i motivi per cui potrebbe essere necessario pubblicare un libro fotografico personale, c’è bisogno di una serie d’aiuti per districarsi nella scelta dei vari prodotti disponibili nonché di piccoli tutorial per realizzare l’impianto grafico base per la realizzazione di un photobook. Iniziamo dai presupposti più elementari, ma che spesso vengono ignorati generando una sequenza di errori e delusioni che potrebbero compromettere ogni sforzo.
Di solito non ci si sofferma troppo sulle dimensioni, sul formato, sulla direzione del formato: se orizzontale o verticale; il tipo di copertina o la qualità della carta; li consideriamo dei parametri troppo poco importanti oppure troppo difficili da comprendere e da scegliere, eppure sono proprio loro a determinare la bellezza finale del prodotto, sono il “packaging” del contenuto visivo che intendiamo presentare e non possono essere lasciati al caso.
Premesso che quando ci si addentra nei gusti, ogni cosa può essere vera tanto quanto il suo opposto, i consigli che darò ponderateli, valutateli attentamente leggendo anche le motivazioni che scriverò di conseguenza, poi sentitevi liberi di fare ciò che volete compatibilmente con le possibilità che trovate nei vari siti sul web. Ovviamente io per tutti gli esempi mi baserò sui prodotti offerti da Photocity, ma non sarà una pubblicità indiretta, solo un esempio da cui partire.

Capisci di aver letto un buon libro quando giri l’ultima pagina e ti senti come se avessi perso un amico
Paul Sweeney

fotolibro

 

Classici e romantici

La cosa migliore sarebbe osservare la propria libreria; un volume di testo ha tante valenze e noi assegniamo ad esso un’importanza che è suddivisa tra il ricordo piacevole o meno che ci ha lasciato la trama, la bellezza della copertina (e qui dovremo parlarne molto in un articolo totalmente dedicato a essa), ma anche dalla dimensione che soddisfa le nostre esigenze visive e pratiche. Su quest’ultimo punto vorrei spiegarmi meglio. Osservando una libreria di una persona sconosciuta si possono comprendere molte cose: intanto se ha una mente romantica o classica. Le menti classiche suddividono i libri per argomenti, hanno un’impostazione aristotelica e amano porre dei volumi insieme ad altri tomi che parlano degli stessi argomenti o poggiano sulle medesime prerogative; gialli con gialli, saggi vicino a enciclopedie, fumetti accanto a fantascienza e così via. Una mente romantica, invece, predisporrà la sua libreria con caratteristiche totalmente diverse, probabilmente sceglierà di mettere uno accanto all’altro i volumi della stessa collana, anche se ogni libro racconterà cose totalmente diverse avrà un formato o una grafica molto simile che renderà la libreria quasi un’opera d’arte alla sola osservazione (poi ci sono i “casinisti” che poggiano tutto così come viene e alla fine non avranno né la bellezza visiva dei romantici né l’organizzazione dei classici, io sono uno di quelli, ma facciamo finta che non esistano, così non ci addentriamo nelle anomalie).
Le menti classiche baderanno alla sostanza e al contenuto, molto meno alla forma e alla dimensione. I romantici, invece, saranno attratti da una certa linea e un determinato stile che possa uniformare tutta la sua produzione tanto da poter riempire gli scaffali di una libreria con volumi apparentemente uguali e graziosi.
Cercate di capire se siete classici o romantici: i primi possono cambiare formato ogni volta che pubblicheranno un nuovo libro, tanto ciò che conta è il contenuto; i romantici hanno bisogno di pensare un po’ di più alla forma per trovare lo standard che li accompagnerà per un po’ di anni o fino a quando si stancheranno di pubblicare. Per questi ultimi è necessario leggere il prossimo paragrafo, per i classici non è indispensabile ma non fa male leggerlo ugualmente.

 

Un libro ben scelto ti salva da qualsiasi cosa, persino da te stesso.
Daniel Pennac

leggere

 

La dimensione

Più grande è il libro e più grandi si vedranno le foto, ma, al contempo, più grande è un volume più sarà difficile maneggiarlo o collocarlo su librerie dalle dimensioni standard. Di sicuro dobbiamo scartare l’idea di produrre volumi “tascabili”, questi libricini sono ottimi per lo scritto ma non per esporre i nostri ricordi o lavori fotografici.
Come buona misura standard, ma anche come termine di paragone, consiglierei di basarsi sul classico foglio A4 (quello tradizionale delle stampanti inkjet) delle misure di 21×29,7 cm, ma semplifichiamolo a 20×30. Questa misura è sufficientemente ampia per realizzare stampe piacevolmente visibili e, allo stesso tempo, non è esagerata per le librerie o da tenere in mano; non andrei al di sotto di questa misura, si rischia di cadere nella produzione di piccoli opuscoli piuttosto che di volumi fotografici. Come dimensione massima indicherei il 30×40 cm. già impegnativo nella realizzazione e complesso nella fruizione/archiviazione. Tra queste due dimensioni possono esistere una miriade di formati diversi. Io vorrei limitarne il numero e quindi comincerò a considerare solamente il formato e la direzione del formato.
Con il termine formato s’indica la proporzione tra il lato lungo e quello corto del libro, con direzione s’indica se il libro sarà verticale oppure orizzontale. Tutto ovvio… ma non scontato.

 

All’infuori del cane, il libro è il migliore amico dell’uomo. Dentro il cane è troppo scuro per leggere.
Groucho Marx

libro stampato

 

Il formato

Ci sono studi complessi che hanno tentato di determinare quale sia il miglior rapporto dei lati di un libro per raggiungere la massima preferenza dei clienti. Nei libri fotografici questi studi sono un po’ inutili perché il formato migliore è quello che si adegua al prodotto fotografico che intendiamo metterci dentro. Quindi il rapporto migliore (larghezza/altezza) del libro da realizzare è quello che più s’avvicina al rapporto larghezza/altezza dei file che crea il nostro cellulare o macchina fotografica. Questa relazione tra i lati non è descritta in cm, bensì in rapporti (es: 16/9 nei televisori; 4/3 in alcune fotocamere e in molti cellulari; 2/3 per le macchine fotografiche professionali reflex o mirrorless). Il rapporto di una fotografia con proporzioni 2/3 è uguale al numero più alto diviso quello più piccolo; 3:2= 1,5.  Per sapere quale formato si adatta meglio a queste proporzioni basta prendere un libro e moltiplicare la dimensione del lato corto per il fattore 1,5. In questo caso un buon formato potrebbe essere il 20×30 (20×1,5=30). Con le proporzioni della pagina uguali a quelle del file immagine originario, potremo ingrandire lo scatto fino al vivo della pagina senza dover tagliare porzioni importanti della foto.
Spero sia chiaro, ma riassumo: il formato migliore è quello che ci permette di tenerlo o poggiarlo comodamente, ma permette di osservarlo bene senza dover sforzare lo sguardo ed è una scelta soggettiva, la proporzione delle pagine è strettamente legata al formato originario delle foto.

 

Dovunque si bruciano i libri, si finisce per bruciare anche gli uomini
Heinrich Heine

libro da leggere

 

La direzione del formato

Una volta scelto il formato, e con esso anche le proporzioni, lo produrrò orizzontale o verticale? Non è una scelta semplice. Qui c’è in ballo il gusto soggettivo a cui non si può dare consigli, ma anche la praticità tecnica di adeguarsi sempre al prodotto che intendiamo inserire. Il formato verticale si adatta bene se possediamo tante foto verticali, oppure se decidiamo di creare un layout composito (La disposizione sulla pagina degli elementi che costituiscono un bozzetto), cioè composto da vari scatti che riempiranno al meglio gli spazi, viceversa un formato orizzontale si presterà molto bene a tutti i fotografi che utilizzano poco gli scatti verticali e per coloro che non hanno voglia di creare fotolibri compositi.
Tra le due chance esiste un ottimo formato: quello quadrato, che si adegua perfettamente a tutte e due le direzioni delle foto senza sacrificare un’inclinazione rispetto all’altra. Si presta bene ai giochi grafici, alle composizioni multiple e ha una forma classica assai elegante, però pone il problema di dover tagliare sempre uno scatto quando si decide di pubblicarlo a pagina intera. Anche qui ci sono le soluzioni (in questo caso la pubblicazione di una doppia pagina) che vedremo più da vicino nelle prossime puntate.

 

Ultime cose importanti

La scelta della superficie della carta offrirà sempre pro e contro alle foto. Una carta lucida avrà colori e contrasti brillanti, ma potrebbe creare problemi di riflessione sulle superfici della carta, quella matt non avrà complicazioni di riflessi anomali, ma la brillantezza delle immagini sarà attenuata.
La grammatura delle pagine interne, espressa in grammi per metro quadro, indica la consistenza e lo spessore della carta. Tanto per fare un esempio il foglio da fotocopie è di circa 80 gr/m2, una cartolina postale ha un peso di circa 300-350 gr/m2, maggiore sarà la grammatura e maggiore sarà la consistenza, il peso e, purtroppo anche il costo.
Ci sarebbe ancora d’accennare allo spessore della copertina. Su questo ho pochi dubbi: se non ci sono problemi finanziari puntate sempre su copertina rigida, darà al vostro lavoro una somiglianza maggiore alle strenne editoriali, la copertina morbida è sempre per le edizioni economiche.

 

fiera del libro