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Perché bianco e nero?

30 Novembre 2018

A cura di Max Ferrero

Mettetevi seduti, stiamo per incominciare un percorso filosofeggiante. Come ogni teoria, non supportata da dati oggettivi, tutto può essere opinabile e facilmente confutato. Non siamo qui per trovare verità universalmente convalidate, forse stiamo aprendo una discussione che Voi, cari lettori potrete espandere e sfruttare attraverso il nostro blog.

E’ sempre stato mio desiderio ricevere, da un osservatore, la fatidica domanda: “perché?”. Essa implica un interessamento al mio pensiero, al mio modo di concepire ed interpretare la fotografia, la vita, la realtà. Pone un quesito di natura artistica e pretende risposte profonde per introdurre discussioni, dibattiti o semplici scambi d’opinione. Purtroppo la domanda ricorrente che ricevo è “come?” assai più scontata e relegata a mere scelte tecniche. Da artista potenziale, discendo inesorabilmente con una semplice parola, al rango d’artigiano. Professione ugualmente degna ma con più flebili velleità. Quelle poche volte che tale desiderio si è avverato, ricordo che era determinato dalla mia scelta tecnica di utilizzare il bianco e nero.

Perché scattare foto in bianco e nero? Per i fotoreporter è una scelta che incrementa il senso drammatico, si concentra sulle passioni sfruttando i chiaro scuri. In un bombardamento continuo d’immagini a colori, una bella foto in bianco e nero spicca differenziandosi. Ne approfitta largamente la pubblicità che, già da diversi anni, associa il bianco e nero a prodotti elitari desiderosi d'innalzarsi al di sopra degli altri tramite forme, marchi o contenuti escludendo a priori la “banalità” del colore.


Parliamo del bianco e nero

Con il bianco e nero ci si sofferma incessantemente sulla tecnica, sulle metodologie più utilizzate per convertire i file RGB in monocromatici. Si scrivono interi articoli per elencare le varie tecniche che il digitale ci mette a disposizione, dimenticando che il bianco e nero si discosta dalla fotografia tradizionale (quella a colori intendiamo) perché fondamentalmente è un’astrazione, come tale non necessita di risposte tecniche specifiche ma esistenziali. Non serve tentare di riprodurre il vero, perché il reale non è in bianco e nero e quindi non sarà riproducibile, ma sempre e solo interpretabile.
Possiamo paragonare la fotografia a colori al cinema, mentre quella in bianco e nero al teatro. La prima ci vuole stupire con effetti speciali, colonne sonore in quadrifonia, esaltazione della spettacolarizzazione. La seconda, per superare la minore potenzialità tecnica, deve obbligatoriamente puntare sul contenuto e sulla semplificazione. Un paragone più calzante potrebbe essere paragonare la fotografia a colori alla pittura. L’artista mette colori su di una tela e il suo stile determina se essere realista, impressionista, surrealista o astratto. La fotografia in bianco e nero, invece, è una forma d’arte che toglie alla materia originale per plasmare nuove forme. Il fotografo deve arrivare alla sintesi dell’immagine, togliendo fronzoli inutili che complicherebbero la lettura della foto, facilitando l’interlocutore al raggiungimento dell’essenza.

bianco e nero

Essere fotografi di bianco e nero non s’improvvisa, il vero artista vede la foto nella sua forma originale escludendo le frequenze cromatiche dal cervello già nelle fasi di ripresa. Il bianco e nero, essendo più povero d’informazioni visive, ha bisogno di maggiore attenzione al contenuto, alla forma e alla direzione della luce. Persino le ombre assumono maggiore peso compositivo nella sua assenza di luce. Le silhouettes sono anch’esse parte della creazione, ma hanno bisogno di essere colte in un momento preciso, forte, catartico e non casuale. Il fotografo non può più barricarsi dietro lo scudo difensivo della riproduzione del reale, è obbligato a immergersi nella propria creatività cercando esattamente ciò che vuole esprimere. Ci rendiamo conto che ciò che abbiamo scritto non è una legge impressa su tavole di pietra. Spesso capita di convertire un file a colori in b/n ed ottenere ugualmente buone foto, ma è un caso, una semplice combinazione fortuita d’elementi che concorrono a un risultato soddisfacente.


Consigli metodologici

Varanasi bianco e nero

E adesso, come ogni buona filosofia dovrebbe fare, vi diamo qualche applicazione pratica a tutto ciò di cui abbiamo disquisito.

Non possiamo sicuramente consigliare cosa fotografare o con che stile. Possiamo però indicare alcuni pratici suggerimenti di facile applicazione per migliorare sensibilmente il risultato delle vostre foto monocromatiche.

  1. E’ fondamentale imparare a vedere in bianco e nero. Già nel mirino, saper escludere mentalmente le informazioni cromatiche aiuterà sensibilmente nel concentrarsi sugli aspetti legati all’illuminazione, al contrasto o alle forme.
  2. Scattate sempre a colori. E’ vero che un file digitale nato in bianco e nero ha (potenzialmente) una nitidezza leggermente superiore ad un file RGB convertito in seguito, ma è anche vero che dal bianco e nero non si può ottenere una foto a colori mentre viceversa sì. Un piccolo miglioramento tecnico non vale la possibilità di reversibilità.
  3. Lasciate tutti i settaggi della macchina impostati a 0. Concentratevi sulla composizione e su ciò che volete comunicare. Sganciatevi il più possibile dai tecnicismi che saranno importanti nella fase di “camera oscura”, quando con photoshop andremo ad applicare i ritocchi necessari. Poniamo attenzione e cura solo all’esposizione, ci faciliterà nelle future elaborazioni in fotoritocco.
  4. Ricordatevi che non ci sono tinte che possono salvarvi, un bel fiore potrà essere un soggetto interessante solo se la luce e i contrasti saranno adatti. Pertanto non accontentatevi della prima luce disponibile, plasmatela alla vostra creatività.
  5. Poniamo maggiore attenzione a tutti i minimi particolari possibili. Ogni oggetto discordante visibile nell’inquadratura avrà un “peso” maggiore rispetto a una pari inquadratura a colori. La composizione deve essere essenziale, senza fronzoli, senza distrazioni. L’osservatore non ha colori da guardare, si accorgerà più in fretta degli errori.
  6. Nel caso di fotografie a soggetti animati ponete maggiore cura alla loro postura o alle loro espressioni. Il bianco e nero, con la sua povertà cromatica, porta l’osservatore a cercare l’essenza e l’espressione.
  7. Il bianco e nero ci libera maggiormente dalle imperfezioni dovute a grana eccessiva, pertanto non abbiate paura di sperimentare scatti ad elevata sensibilità. Trasformeremo un errore in una precisa impostazione tecnica.

Questi sono solo alcuni dei consigli che si potrebbero elencare, ma sono i più importanti. Forse anche voi, che siete giunti a leggere fino a qui, un giorno vorrete che alle vostre foto sia posta la fatidica domanda “perché?”. Vi auguro di trovare presto tali interlocutori, forse il bianco e nero potrà accelerare l’evento.

bianco e nero

Anche dal punto di vista compositivo le cose potrebbero cambiare. Nella foto di sinistra il campo di lavanda fa a gara con il cielo per donare colore e armoniosità cromatica alla scena. Nella foto di destra la lavanda deve essere necessariamente tagliata perché difficilmente distinguibile dal resto dei colori. Un taglio deciso e le nuvole del cielo assumono lo scettro di primo attore. I toni della foto in bianco e nero potrebbero essere migliorati ma questo è un argomento che affronteremo nei prossimi articoli.

Max Ferrero

Giornalista dal 1987, Max Ferrero ha pubblicato su tutte le maggiori testate italiane e i suoi reportage si sono concentrati e specializzati nell'ambito della ricerca sociale. Servizi fotografici sulla guerra nell'ex Jugoslavia, il Kurdistan iracheno, il Centro America, l'immigrazione extracomunitaria, i nomadi, gli ospedali psichiatrici e le carceri sono stati oggetto di pubblicazioni e mostre sia per Associazioni, Musei o Comuni quali: Torino, Milano, Lucca, Roma, Novara, Racconigi, Venaria Reale, Chivasso, Gaeta. Ha collaborato con le agenzie fotogiornalistiche: Lucky Star, Photodossier, Linea Press, Blow Up e attualmente AGF. Co-fondatore dell'agenzia fotografica Sync-studio di Torino, attualmente lavora anche su temi geografici e didattici. Attraverso la sua attività d'insegnante, collabora dal 2009 con il sito di divulgazione fotografica Fotozona (www.fotozona.it) curandone gli articoli tecnici e l'aspetto critico. Dal 2011 è professore di fotografia presso l'Accademia di Belle Arti di Novara. Nel 2017 pubblica presso la casa editrice Boopen il libro di tecnica base "tre gradi di profondità fotografica".


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