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La doppia soluzione al problema

27 Giugno 2018

A cura di Max Ferrero

Nel precedente articolo abbiamo visto come i limiti dei cellulari siano evidenti agli occhi dei sempre più esigenti fotoamatori. I limiti imposti sono determinati da aspetti fisici legati alle leggi dell'ottica e agli inevitabili ostacoli creati da un sensore piccolo e compatto. A dire il vero, la doppia ottica negli smart phone non è una novità, già da qualche tempo due obiettivi e due possibilità di scatto sono presenti nei nostri apparati come un Giano Bifronte (divinità italica che all'interno della società romana aveva un enorme importanza, sia nella sfera pubblica sia in quella religiosa. Egli era il custode di ogni forma di mutamento, e il protettore di tutto ciò che concerne una fine e un nuovo inizio. I due volti, secondo la leggenda gli permettevano di scrutare sia il futuro sia il passato), ma la tendenza odierna è quella di mettere un terzo occhio che si accoppi con quello posto sul retro del cellulare, per ottenere performance altrimenti inarrivabili. I primi modelli a doppia fotocamera accoppiata non ebbero vita facile, il loro scopo era di tentare lo smercio e l'utilizzo d'immagini 3D, tecnologia quasi vecchia quanto la fotografia tradizionale ma sempre poco fruibile perché richiede particolari dispositivi per la visione. Al giorno d'oggi la doppia fotocamera, sta assumendo un ruolo di aiutante dell'obiettivo principale. I costruttori, al momento della messa in commercio degli smartphone, decidono quale mancanza tecnica risolvere e sfornano un modello con precise caratteristiche. Le incognite negli smartphone, però, sono molteplici e il doppio obiettivo non può correggerli tutti. La scelta del modello particolare sarà la chiave per la risoluzione del problema. Io non sono uno specialista di modelli telefonici, mi considero un esperto di tecnica fotografica e allora più che elencare sigle e dettagli descriverò i problemi e spiegherò le soluzioni che la tecnologia ha adottato o adotterà in un vicinissimo futuro.


1. Obiettivi a focale variabile - Zoom

I cellulari non possono permettersi di utilizzare obiettivi complessi, voluminosi e costosi come gli zoom (focali variabili che possono ingrandire o rimpicciolire la scena ripresa). Per anni hanno utilizzato una soluzione digitale che, invece di ingrandire otticamente la scena, selezionava una parte più piccola del sensore ingrandendo la porzione ripresa. Si tratta dello zoom digitale che come principio emula quello ottico ma qualitativamente è più scadente proprio per l'utilizzo una porzione limitata del sensore già troppo piccolo rispetto alle fotocamere anche di medio/bassa di qualità.
I cellulari che sceglieranno di correggere questo problema, monteranno un obiettivo primario grandangolare (che riprende scene con ampio angolo di campo) e un obiettivo secondario che entrerà in funzione quando il rapporto di zoomata in avvicinamento raggiungerà il suo angolo di copertura.

doppia soluzione al problema

A sinistra visione obiettivo principale a destra visione ingrandita tramite zoom seconda ottica.


2. Contrasto e impatto

L'utilizzatore medio dei cellulari non è simile al fotografo comune. Il primo vuole immediatamente la foto "cool", croccante e bella da postare, il secondo spesso ama metterci mano e procedere a una fase che si chiama postproduzione e che permette di ottimizzare lo scatto, personalizzandolo con effetti o trucchi di scena. Esistono una miriade di applicazioni anche gratuite che aiutano lo "smart" fotografo, ma il secondo obiettivo accoppiato può essere sfruttato proprio per ottimizzare lo scatto. Le metodologie applicabili sono moltissime, una di quelle più semplici è accoppiare una foto a colori con tonalità morbide a un bianco e nero forte, chiaro e contrastato.

contrasto

A sinistra visione classica dell'obiettivo principale, in centro lo scatto in bianco e nero più chiaro e contrastato, a destra la fusione dei due scatti.


3. HDR - High Dinamic Range

Le scene che si fotografano, hanno spesso delle condizioni luminose disastrose e di difficile gestione. L'esempio tipico è dato dalla presenza di due scene importanti sulla medesima foto ma con luminosità contrastanti. Per riprendere tutta la scena correttamente, c'è bisogno di una macchina fotografica con ampia "latitudine di posa" (capace di registrare e rendere visibili differenze luminose anche superiori a dieci stop), con un cellulare dalle limitate opportunità, si possono impiegare due obiettivi con esposizioni diverse per aggirare il problema. La prima esegue lo scatto con una leggera sottoesposizione per preservare i chiari e la seconda fa l'esatto opposto per schiarire le ombre.

HDR

A sinistra foto sottoesposta, al centro scatto sovraesposto e a destra la fusione delle doppie informazioni su di un unico file.


4. Bassa profondità di campo

Uno dei grandi problemi dei cellulari è l'impossibilità di ottenere dei forti sfocati dietro al soggetto principale. Questo elemento, fondamentale che in fotografia, si chiama "bassa profondità di campo". Essa ha bisogno del controllo di alcuni parametri assenti negli smartphone. Due dei più importanti sono il controllo del diaframma (inesistente nei cellulari) e la dimensione del sensore (più i sensori sono piccoli più le fotografie saranno tutte a fuoco). In pratica i nostri cellulari scattano sempre con quasi tutti i soggetti sempre a fuoco. Ci aiutano sicuramente nel 90% dei casi a non sbagliare, ma quando vogliamo ottenere un ritratto particolare con un bokeh marcato (lo sfocato appunto) non è possibile ottenerlo.
La doppia fotocamera viene in nostro soccorso e lo può fare in due modi: la seconda fotocamera può essere starata, cioè mette a fuoco in modo anticipato rispetto alla prima esaltando lo sfocato dello sfondo, oppure può utilizzare un obiettivo soft focus, cioè dalla nitidezza inferiore al normale, che poi mischiata allo scatto principale riesce a fornire un risultato più che accettabile ai fini creativi.

profondità di campo

Questa metodologia prevede l'utilizzo di software automatici avanzati in grado di comprendere qual è il soggetto principale e qual è lo sfondo. In foto complesse il meccanismo potrebbe incepparsi o essere poco preciso.


5. Rumore digitale

Molti pixel condensati in un piccolo sensore generano un rumore digitale superiore rispetto agli stessi pixel distribuiti su di un'area più ampia. I cellulari hanno sensori piccoli e non possono ingrandirli perché avrebbero bisogno di obiettivi molto più grandi per illuminare l'area estesa. Una soluzione è quella di mettere due obiettivi leggermente distanziati per avere una copertura più ampia e quindi di utilizzare sensori più grandi e performanti, oppure due sensori con meno pixel che una volta fusi generano file ad alta risoluzione.


6. Nitidezza

C'era un vecchio trucco nella fotografia analogica che aiutava a recuperare immagini leggermente sfocate, consisteva nel creare un negativo poco intenso e accoppiarlo all'originale con una leggera sfasatura laterale. Il doppio obiettivo può farlo senza problemi e velocemente. Può essere utile per recuperare foto leggermente sfocate o mosse, oppure rendere le foto più nitide e apparentemente dettagliate. Il trucco è sempre lo stesso ma le tecnologie avanzano e diventano usufruibili da chiunque.

nitidezza

Questo metodo è utilissimo anche per correggere fotocamere sporche. Pensateci un attimo, quante volte vi siete messi a pulire l'obiettivo del vostro cellulare? Sicuramente ci saranno ditate, impronte, unto e pulviscolo, tutte cose che abbassano il grado di nitidezza di una fotocamera. Questo trucco vi solleva dal problema della pulizia costante e frequente dell'obiettivo.


A questo punto sarebbe interessante fare una panoramica delle offerte commerciali presenti sul mercato, ma l'articolo diventerebbe immediatamente datato. Ho preferito elencare problemi e rispettive soluzioni. Il dilemma è che non esistono ancora cellulari che con il doppio obiettivo possano risolvere tutto ciò che ho elencato contemporaneamente. Dal mio punto di vista per fortuna... il giorno che ci riusciranno non avranno più motivo di esistere le fotocamere in genere e probabilmente spariranno anche le figure professionali.

Max Ferrero

Giornalista dal 1987, Max Ferrero ha pubblicato su tutte le maggiori testate italiane e i suoi reportage si sono concentrati e specializzati nell'ambito della ricerca sociale. Servizi fotografici sulla guerra nell'ex Jugoslavia, il Kurdistan iracheno, il Centro America, l'immigrazione extracomunitaria, i nomadi, gli ospedali psichiatrici e le carceri sono stati oggetto di pubblicazioni e mostre sia per Associazioni, Musei o Comuni quali: Torino, Milano, Lucca, Roma, Novara, Racconigi, Venaria Reale, Chivasso, Gaeta. Ha collaborato con le agenzie fotogiornalistiche: Lucky Star, Photodossier, Linea Press, Blow Up e attualmente AGF. Co-fondatore dell'agenzia fotografica Sync-studio di Torino, attualmente lavora anche su temi geografici e didattici. Attraverso la sua attività d'insegnante, collabora dal 2009 con il sito di divulgazione fotografica Fotozona (www.fotozona.it) curandone gli articoli tecnici e l'aspetto critico. Dal 2011 è professore di fotografia presso l'Accademia di Belle Arti di Novara. Nel 2017 pubblica presso la casa editrice Boopen il libro di tecnica base "tre gradi di profondità fotografica".


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